Eileen Sullivan
PG Ambulatorio“«Sláinte! Possa la strada venirti sempre incontro e Dio tenerti sul palmo della sua mano»”
- Presente nelle seguenti edizioni:
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Colt 5 — A Tale of Two Cities Colt 6 — The Ecstasy of Gold
- Proprietà
⚔ Duelli 7V · 3S
Background
Una corsa a perdifiato verso l'ambulatorio, un saltello a ritmo di uno sfrenato reel e un sorriso che sa di whisky irlandese. Questa è Eileen O'Brien.
Come il cielo d'Irlanda cela le nuvole dietro la limpidezza, così il suo sguardo svela il ricordo doloroso della lunga traversata che dalla terra natìa la trascinò in America insieme alla famiglia. Nel suo accento risuona, invece, la voce fiera della sua gente, gli Irish Travellers, mentre le sue piccole mani raccontano la storia di chi è stato costretto a crescere troppo in fretta, imparando a curare ferite e malattie tra carovane, conventi e ospedali improvvisati.
Durante Guerra Civile Eileen prestò servizio come infermiera volontaria nel 7° Reggimento. Sul campo di battaglia di Shiloh salvò la vita di Clay Sullivan, restando al suo capezzale per giorni interi, raccontandogli storie e cantandogli ballate in gaelico. Dopo aver riaperto gli occhi, Clay iniziò a chiamarla “Lily”, come «il giglio delicato che cresce tenace anche in mezzo al fango». Terminata la guerra, le loro strade si divisero senza un vero addio e Eileen sposò Thomas Caldwell, nella speranza di costruire una vita tranquilla in un ranch nel Missouri. Il destino, tuttavia, aveva per lei altri piani e ben presto si ritrovò nuovamente sola in una casa troppo grande. Fu allora che quel soldato irlandese salvato a Shiloh tornò nella sua vita. Un nome che in cuor suo non aveva mai dimenticato e che la sospinse verso Lone Town. Giunta in città, Lily iniziò a rendersi utile come infermiera e sposò felicemente Clay Sullivan. Tra la polvere americana, le storie attorno al fuoco, le risate nel saloon e l'ambulatorio, Eileen ha ritrovato sé stessa e una nuova famiglia per cui combattere con un po' di sana irrequietezza irlandese.
«Giorraíonn beirt bóthar, Mo ghrá!»